Intestazione e fregio dei besaglieri
foto di sezione (Piazza di Vazzola)
Bersaglieri all'assalto di Porta Pia
Bersagliere in corsa con trombetta
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La Nascita del Corpo


Il Fondatore

Alessandro Ferrero Della Marmora, figlio del marchese Celestino Della Marmora e della contessa Raffaella Argetero di Bersezio ottavo di tredici figli, nasce il 27 marzo del 1799 a Torino. Lo stesso giorno fu battezzato nella chiesa di San Giovanni con i nomi di Alessandro Evasio Maria. La città era occupata dai francesi e a fine maggio, a causa dei bombardamenti da parte degli austriaci, la madre Raffaella si trasferisce, con il figlio Alessandro, a Biella.
Nel 1809, a soli dieci anni, Alessandro viene nominato paggio del principe Camillo Borghese. Qui fu avviato agli studi verso i quali dimostrò, da subito, particolare predisposizione specialmente per la matematica e la fisica; e fu durante un esperimento di fisica, infatti, che si sfregiò il volto.
Dopo la caduta di Napoleone vennero restaurati i Savoia in Piemonte ed il Re Vittorio Emanuele I nel 1814 nominò Alessandro Ferrero Della Marmora sottotenente soprannumerario nel reggimento delle guardie. Successivamente nel 1815 il Re conferì ad Alessandro la carica di Sottotenente effettivo del reggimento delle guardie.
Nello stesso anno il giovane Alessandro, smanioso di combattere, riesce a sostituirsi ad un vecchio porta bandiere, certo “Pagliano” e a partecipare alla campagna di Grenoble. Da qui il soprannome che gli viene assegnato di “Pagliano” come onorifico nomignolo di guerra.
Nell’aprile del 1816 viene nominato sottotenente dei granatieri scelti e nell’agosto del 1817 gli viene conferito il grado di luogotenente d’ordinanza del medesimo corpo.
Dopo l’abdicazione di Vittorio Emanuele I, nel 1822, sale al trono Carlo Felice che conferisce ad Alessandro Ferrero Della Marmora “l’Abito e la Croce di giustizia della Sacra Religione dell’Ordine Militare dei Santi Maurizio e Lazzaro” e lo promuove, nel 1823, al grado di capitano. Già dal 1821, dopo la battaglia di Novara, il giovane capitano cominciò ad elaborare idee per riformare, nell’organizzazione e nell’azione tattica, le truppe di fanteria rendendosi conto della necessità di creare un nuovo strumento per superare le constatate difficoltà che si presentavano all’offesa e alla difesa dei confini dello Stato.
La Marmora osservò minuziosamente le fanterie leggere di diversi stati: Francia, Inghilterra, Baviera, Sassonia, Svizzera, Tirolo; in particolare il “Tirallieur” francese, il Rifleman britannico, il Jager tedesco e lo Schutzen austriaco truppe tutte esperte nel tiro e nel combattere alla spicciolata. Impiantò nella propria casa un’officina da meccanico e fabbro per creare l’arma più adatta per il suo nuovo corpo: leggera, maneggevole, fornita di un puntale aguzzo nel calcio, come egli scrisse “onde render facile lo scalar picchi, il saltar fossi e crepe, lo scavalcar siepi e muretti”, doveva inoltre essere a caricamento rapido di maggiore portata e precisione.

Nella foto: Alessandro Ferrero Della Marmora





I Bersaglieri

Nel 1831 Alessandro Ferrero Della Marmora presenta il suo primo “progetto” di un nuovo corpo e dopo ripetuti tentativi, nel 1835 il capitano La Marmora presenta al Re Carlo Alberto la sua ”Proposizione per la formazione di una compagnia di Bersaglieri e modello di uno schioppo per suo uso”, ma solo il 18 giugno 1836 il Re Carlo Alberto con il Regio Brevetto n. 138 istituisce, nell’Armata, un Corpo di Bersaglieri.
Nel frattempo nel 1835 La Marmora ottiene il grado di maggiore e nel 1840 viene promosso Luogotenente Colonnello, posto al comando dei Bersaglieri e successivamente il Re gli dona la Croce di Malta.
Nella battaglia di Goito del l’8 aprile del 1848, battesimo di fuoco dei Bersaglieri, La Marmora viene ferito alla mascella. Il 14 aprile La Marmora é decorato della Croce di Commendatore dell’Ordine di S.S. Maurizio e Lazzaro. Durante il periodo di ferma, a causa della ferita, scrisse “Istruzioni provvisorie per i Bersaglieri” e ”Trattato di tiro ad uso dei Volontari”. Visto poi che la guarigione procedeva a rilento si costruì una cornice di ferro con cui tenere collegate le ossa infrante della mandibola ed uno speciale strumento per tritare il cibo che non poteva masticare. Il 27 luglio del 1848 La Marmora viene nominato Maggiore Generale.
Il 15 febbraio 1849 il Re Carlo Alberto promuoveva La Marmora, già ispettore del Corpo dei Bersaglieri, Capo dello Stato Maggiore Generale dell’Armata. Il 9 novembre 1949, dopo gli eventi di Novara, La Marmora viene decorato con medaglia d’argento e il 17 aprile del 1850 gli viene concessa la Croce dell’ordine del Nishan di Tunisi di I^ classe.
Il 17 settembre del 1851 viene nominato Cavaliere Gran Croce e decorato del Gran Cordone dell’ordine di S.S. Maurizio e Lazzaro. Il 25 luglio 1850 Vittorio Emanuele II lo promuove al grado di Luogotenente Generale e lo nomina comandante della divisione militare di Genova confermandolo ispettore del corpo dei Bersaglieri.
Nel 1854 a Genova scoppia il colera e Alessandro si trasforma da uomo di guerra a uomo di pietà visitando ogni giorno infermerie, ospedali e ammalati. La sua eccezionale fibra andava via via consumandosi per l’eccessivo e continuo strapazzo a cui aveva sottoposto il suo corpo e proprio nel momento in cui si sentiva più oppresso dalla fatica gli veniva offerto il comando della seconda Divisione del Corpo di spedizione in Oriente.
Il 19 maggio 1855 La Marmora si imbarcava a Genova alla volta della Crimea con 15.000 uomini. Proprio quando i suoi Bersaglieri iniziavano a distinguersi per il loro valore La Marmora fu colpito dal colera e la notte tra il 6 e 7 giugno 1855 a Kadokoi Alessandro Ferrero Della Marmora spirava all’età di 56 anni.
Il cadavere venne avvolto in una coperta da campo di lana e il giorno 8 giugno del 1855 venne sepolto presso il quartier generale a Kadokoi. Il corpo del Generale La Mormora rimase sepolto in Crimea per 56 anni dove venne fatta erigere una tomba dal fratello Alfonso.
Il 20 Maggio 1911 una Commissione, appositamente costituita, partì alla volta della Crimea e il 12 giugno la nave Agordat, con le spoglie di La Marmora, attraccò al porto di Genova che da qui vennero trasferite a Biella il 14 giugno. La salma fu inumata nella basilica rinascimentale di San Sebastiano a Biella.




Il Decalogo di La Marmora

1. Obbedienza 2. Rispetto
3. Conoscenza assoluta della propria carabina
4. Molto esercizio di tiro
5. Ginnastica di ogni genere sino alla frenesia
6. Cameratismo
7. Sentimento della famiglia
8. Amore al Re
9. Amore alla Patria
10. Fiducia in sé stesso sino alla presunzione


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Le Nostre Insegne


Bersaglieri

Perché i prescelti dovevano essere tiratori di valore, capaci di colpire qualsiasi bersaglio anche in situazioni di difficoltà.


La Bandiera

Fu adottata sott’ordine di Carlo Alberto nel 1848 e affidata solo ai Reggimenti; i Bersaglieri non poterono averla in quanto ordinati in Battaglioni. Veniva utilizzato il Labaro di colore cremisi che venne sostituito nel 1938 dalla Bandiera Nazionale.
La bandiera in movimento di passo o di corsa non viene portata come la fanteria; essa è impugnata con la mano destra all’asta e inclinata in avanti con il puntale all’altezza del fianco in modo da sventolare in alto ed essere visibile da lontano da tutto il reparto che segue. Tradizione che si allaccia al porto del Labaro.


Il Cappello

Il cappello

Tondo, nero e basso con tesa larga viene portato a sghimbescio sul sopracciglio destro. Il primo cappello portava all’interno una cupoletta in ferro per proteggere il capo dai colpi di piatto di sciabola dei cavalieri nemici.
La tesa larga permetteva, inoltre, di ripararsi maggiormente dalla pioggia anche sul collo.

Nella foto: Il Cappello dei Bersaglieri






Il Piumetto

Era inizialmente composto da penne di gallo cedrone per la truppa e da piume di struzzo verdastre per gli ufficiali. Aveva tre scopi principali pratici: proteggere il cappello tutto nero dai raggi del sole, funzione seppur parziale di mimetismo ed infine riparare l’occhio destro del tiratore dalla luce permettendogli maggior precisione.


Il Fregio

Realizzato in metallo color oro rappresenta una granata su cui brucia la fiamma dalle sette lingue inclinata che si oppone al vento senza mai spegnersi a simboleggiare la tenace resistenza del soldato; è sinonimo di truppa scelta. Due fucili incrociati che rappresentano l’appartenenza all’arma di fanteria e un corno da cacciatore a identificare la natura di unità leggera. Il fregio sintetizza, quindi, il concetto di Bersagliere: corpo di truppe scelte di fanteria leggera.


Il Cordone Verde

Facendo un giro intorno al collo ricade sulla destra del soldato; inizialmente in fondo ad esso era legata la fiaschetta contenente la polvere da sparo che veniva infilata nella tasca dietro.

Oggi con l’adozione delle cartucce complete è indossato con l’uniforme di parata.


I Guanti Neri

I guanti neri vennero adottati nel 1839 in sostituzione di quelli bianchi assegnati nel 1836 che non si adattavano alla divisa scura che i bersaglieri avevano e oltretutto rovinavano le caratteristiche mimetiche che l’uniforme del bersagliere doveva avere in campo.
Sono infondate, quindi, le fantasie che riterrebbero i guanti neri un segno di lutto per la morte del fondatore o una punizione per aver perso una bandiera in combattimento.


Il Fez

Il Fez

In origine i Bersaglieri portavano un berrettino di lana grigio/turchino con un fiocco rosso che poteva essere portato sotto il cappello. Durante la guerra di Crimea (1855) a causa dell’affondamento di una nave che portava rifornimenti i bersaglieri rimasero privi di nuove divise e gli Zuavi francesi donarono loro il Fez copricapo in uso ad alcuni paesi arabi e popoli mussulmani.
Dal 1855 il Fez è rimasto in dotazione ai Bersaglieri quale copricapo da fatica di colore cremisi con fiocco o ricciolina blu legato con un cordoncino non più lungo di 15 cm tale da permettere a quest’ultimo di dondolare al rapido passo del Bersagliere.


Nella foto: Il Fez






La Sciabola

E’ ricurva dal 1848 quanto La Marmora al Ponte di Goito usò una scimitarra turca. L’elsa dorata a testa di leone sostituì quella a pomo del 1836.
La dragona non viene mai portata ad indicare che gli Ufficiali deI Bersaglieri non avevano bisogno di legare la sciabola perché questa non sarebbe mai stata persa. La sciabola viene portata sguainata con il taglio appoggiato sulla spalla.


La Bicicletta

La bicicletta

Fu introdotta nel 1894 su proposta del Cap. Luigi Natali per dare ai Bersaglieri una maggiore mobilità diventando un simbolo di tante generazioni. Aveva gomme piene e ruota fissa per cui bisognava pedalare sempre anche in discesa, chiamata affettuosamente “carriola” era pieghevole per poter essere spalleggiata durante gli assalti.
Portava una sacca a forma di cartella sulla canna e si differenziava in diversi modelli: per fuciliere, per mitragliatore, per porta munizioni e per ufficiali provvista di campanello e freni a bacchetta. Mediamente pesava dai 25 ai 50 Kg.

Nella foto: La Bicicletta




La Fanfara e il canto

La Fanfara ed il canto sono sempre stati una caratteristica dei Bersaglieri. Con la prima compagnia di Bersaglieri nacque anche la Fanfara che aveva una configurazione ed un compito ben preciso: dodici Bersaglieri con il fucile sulla spalla sinistra e un corno da caccia sulla destra sfilavano in corteo suonando una marcia allegra e vivace con la quale incitavano a correre sempre più veloce e a mondare dalla mente e dal corpo i momenti di maggiore stanchezza. L’atto costitutivo del 18 giugno 1836, stabiliva la presenza di 13 trombette e un caporale trombettiere per ogni compagnia.
Sia la Fanfara che i trombettieri hanno sempre tenuto la tromba rivolta in alto suonando; questa posizione da un tono di maggiore vivacità così come lo danno i segnali di caserma suonati con ritmo celere diversi dalla cadenza lenta usata in altre Armi. Il canto , nel pensiero di La Marmora, era momento di letizia, serenità ed allegria elementi indispensabili perché un Bersagliere potesse ben lavorare. Tante sono le canzoni che compongono il ricco canzoniere che spavaldamente, si dice contenga mille canzoni. Alcuni esempi:


Flik e Flok

Quando passano per via
gli animosi bersaglieri
sento affetto e simpatia
pei gagliardi militari:
Vanno rapidi e leggeri
Quando sfilano in drappello,
quando il vento sul cappello
fa le piume svolazzar.
L’Italia in mezzo secolo
copertasi di gloria
fu addotta alla vittoria
dal prode Bersaglier.
Lo stuolo di La Marmora,
sui campi di Crimea,
la foce Eridanea
ritolse allo stranier.
Splende il sol d’Italia
del Bersagliere la carabina,
è chiuso il varco all’invasor.
Dove gemono i dolori
primo accorre il bersagliere
che dà al misero i tesori
di bontade e di fortezza
Marcia a capo delle schiere
ordinate per l’assalto
non discende dallo spalto
finché il fuoco cesserà
Caduto in riva all’Adige
risorto a Solferino
pugnando a S.Martino
l’ingiuria vendico
L’Italia come un fulmine
percorse vincitore,
spiegando il tricolore
univa il Tebro al Po.





Inno dei Bersaglieri Ciclisti

All’armi, all’armi
All’armi, o Bersaglieri!
Noi siamo dell’Italia i Bersaglieri
siamo ciclisti, i falchi della guerra,
qual folgore piombiam, tremendi e fieri,
e del nemico siamo l’incubo ed il terror.
Rapidi come il vento andiamo ognora,
ostacoli per noi non ha la terra,
la nostra ruota la strada divora
forte abbiam la gamba e saldo il cuor.
Silente vola, la bicicletta,
passa la gola, il monte e la città:
laggiù la gloria, essa ci aspetta,
con la vittoria che ci arriderà.
Del Bersagliere la baionetta,
l’orde straniere in fuga volge ognor,
ciclisti siamo andiamo in fretta,
che i primi siamo sul campo dell’onor.
All’armi, all’armi
All’armi, o Bersaglieri!
Tremendi e fieri
D’Italia bella siam la schiera ardita,
che innanzi tutte l’altre dee pugnar,
Italia cara, a te la nostra vita,
votata abbiam per vincere o morir.
Balza nel nostro petto il core audace,
sentiamo in noi la vita fluttuare,
guida il nostro cammin splendida face,
d’Italia nostra il fulgido avvenir.
la nostra ruota la strada divora
forte abbiam la gamba e saldo il cuor.
Silente vola la bicicletta…..





Le nostre preghiere

L’animo bersaglieresco ha, in ogni momento della storia, riconosciuto l’immensa grandezza e la infinita misericordia del nostro Creatore.

Preghiera del Bersagliere

A Te, eterno Iddio, Signore della pace
e della guerra, noi - Bersaglieri di Lamarmora –
innalziamo la nostra preghiera.
Tu, che ci hai fatto conoscere le asperità di tante battaglie,
il gaudio di tante vittorie, la pena di tante rinunce,
fa che raggio di gloria illumini sempre la nostra fronte.
Fa che la terra temi sotto il nostro piede veloce
E i nostri occhi mai vedano, vinte le nostre armi,
piegata la bandiera della Patria.
Tu che ci hai dato un cuore di fiamma,
guida i nostri passi sulla via dell’onore e,
se un giorno dovessimo cadere,
rendi forte l’animo delle nostre mamme
e delle nostre spose.
Benedici, o Signore,
le piume che ci tramandano
un secolo di assalti;
benedici i nostri cuori che palpitano
per la Patria santa;
Benedici coloro che dal Mincio al Don,
sul campo restarono;
benedici l’Italia e gli Italiani.
Ascolta o Dio onnipotente, la viva voce
di chi solo a Te si arrende.



Preghiera alla Madonna del cammino
(Patrona del Corpo dei Bersaglieri)

Regina del cielo, siamo tuoi figli e portiamo,con passo veloce, le nostre piume per le vie del mondo, pronti al servizio per il bene dei fratelli. Madonna dei Bersagliere ascolta i tuoi figli e la tua mano benedicente accarezzi le nostre Piume e le nostre fiamme.
Porta, Madre Santa a Cristo, Tuo Figlio e nostro Signore, la nostra offerta ed il nostro impegno di servizio alla Sua volontà.
Il cammino è lungo, la strada difficile, vieni con noi e dacci la forza, come l’hai data a Tuo Figlio, che portava la Croce. Regina del cielo, accetta il nostro entusiasmo e dona ai tuoi Bersaglieri, aiuto e speranza.
Conservaci forti e generosi, orgogliosi della nostra civiltà e degni della nostra storia gloriosa. Aumenta Madre, la nostra fede. Benedici l’Italia e dacci il coraggio di servire i Fratelli come hanno fatto i Martiri ed i nostri Eroi. Amen, amen.

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Simboli e luoghi


Il Tricolore

Il Tricolore

La bandiera che sale sulle note dell’Inno Nazionale è l’immagine che accompagna le manifestazioni a carattere militare; ma quali sono le sue origini. Il drappo tricolore italiano ha origine a Milano nell’ottobre del 1796 come vessillo della legione Lombardia dei cacciatori a cavallo, creata da Napoleone Bonaparte. Tale simbolo era costituito da tre bande verticali di uguali dimensioni, disposte con il verde attaccato all’asta, il bianco al centro e il rosso.
Con le bande disposte in orizzontale. Rosso in alto, bianco e verde , ebbe la consacrazione di vessillo della repubblica Cispadana nel congresso di Reggio Emilia del 7 gennaio 1797.
Caduto Napoleone, il Tricolore apparve in Piemonte nei moti del 1821, in quelli del 1831, e nei moti e nelle guerre del 1848. Ulteriori mutamenti ebbe ne 1848 dal Governo provvisorio Lombardo e, nel 1861, con la costituzione del Regno d’Italia.
Con la fine della 2^ Guerra Mondiale ed il referendum del 2 giugno 1946 il popolo italiano decise a maggioranza di dar vita alla Repubblica Italiana; pertanto, il 19 giugno 1946 fu decretato il tricolore bandiera della Repubblica Italiana dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi.
Nel testo della vigente Costituzione Italiana, promulgata il 27 dicembre 1947, l’articolo 12 stabilisce definitivamente che “la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano Cisalpino: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di uguali dimensioni”.

Nella foto: Il Tricolore






L'Inno Nazionale

Dobbiamo alla città di Genova “ Il Canto degli Italiani”, meglio conosciuto come “Inno di Mameli”. Scritto nell’autunno del 1847 dall’allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli e musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro. Il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra.
L’immediatezza dei versi e l’impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell’unificazione non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi.
Lo stesso Giuseppe verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affidò proprio al canto degli Italiani (e non alla marcia reale) il compito di simboleggiare la nostra patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese. Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l’inno di Mameli divenisse l’inno nazionale della Repubblica Italiana


Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è
dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma
ché schiava di Roma Iddio la creò.

Stringiamoci a corte,
siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte
L’Italia chiamò;

Stringiamoci a corte,
siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte
l’Italia chiamo, si!
.........


Il British Cemetery di Tezze di Piave

Nel maggio 1915, l’Italia entrò in Guerra al fianco degli Alleati, dichiarando guerra all’ Austria. Nell’autunno del 1917 Tezze di Piave venne catturata dagli austriaci rimanendo nelle loro mani fino al Passaggio del Piave durante la battaglia di Vittorio Veneto.
Tra il novembre 1917 e il novembre 1918 le forze del Commonwealth si trovavano sul fronte italiano. Il 21 ottobre 1918, le stesse forze, che comprendevano la XIV Armata (settima e ventitreesima Divisioni), proveniente dal settore di Asiago, si posizionò lungo il fronte del fiume Piave nel tratto da Salettuol a Palazzon, operando insieme alla X Armata italiana.
Utilizzando piccole imbarcazioni, la notte del 23 ottobre, venne attraversato il corso principale del fiume occupando la parte nord dell’isola di Grave di Papadopoli, e due sere dopo una forza congiunta del Commonwealth e dell’ Italia ne completarono l’occupazione.
Dopo la presa dell’isola l’attraversamento del Piave proseguì rapidamente malgrado la forza della corrente ruppe ripetutamente i due ponti facendo annegare molti soldati.
All’alba del giorno 27 ottobre, gli Alleati attaccarono ad est del Piave. Nonostante la forte resistenza e le difficoltà di avanzare attraverso il fiume, nei giorni successivi gli austriaci vennero respinti fino alla firma dell’Armistizio il giorno 4 novembre. Molti dei soldati caduti sul lato nord-occidentale del fiume durante il Passaggio del Piave sono sepolti nel cimitero Britannico di Tezze di Piave.
E’ un lindo cimitero di guerra, attiguo a quello parrocchiale, a steli singole di marmo bianco che spiccano nitide su un prato verde ed invitano alla meditazione sormontate da una grande croce. Ogni lapide è identificata da un nome e uno stemma, ma sono soprattutto le frasi dettate dall’affetto dei parenti a suscitare commozione.
Vi sono sepolti 356 soldati britannici, otto dei quali aviatori abbattuti a Levico presso Trento, caduti nell’offensiva finale portata dall’armata Italo-Inglese sulle Grave di Papadopoli al comando del Gen. Lambert conte di Cavan.

Nella foto: Il British Cemetery di Tezze di Piave




Salettuol

Salettuol, località che deve il nome alla ricca vegetazione di salici (salicetum), che copriva le sponde del Piave. La storia di questo borgo è stata molto travagliata soprattutto a causa delle inondazioni del fiume. E’ stata, altresì, teatro di feroci battaglie durante la prima guerra mondiale, fu rasa al suolo e nuovamente ricostruita.
Ospita una zona monumentale a ridosso dell’argine destro del fiume Piave a ricordo dell’eroica resistenza dei reparti Genio Pontieri durante la battaglia difensiva del giungo 1918 e le operazioni belliche della VII Divisione Britannica che, al comando del Gen. Lambert conte di Cavan, passo il Piave nell’offensiva che porto a Vittorio Veneto.

Nelle foto: Una panoramica dei Monumenti



Vi sono eretti due monumenti: uno alla settima Divisione Inglese, l’altro ai Fanti del 44° reparto di artiglieri della Brigata Caserta. Nel 1966 un ennesimo straripamento del fiume demolì parzialmente i citati monumenti che vennero ricostruiti nel medesimo sito.
Testo riportato sulla stele di destra:
“Qui vennero costruiti i ponti su cui passarono il 27 ottobre 1918 le truppe

della X armata Compagnie Pontieri VI, XI, XXVIII, XXXI che con travolgente impeto e tenace valore forzarono il Monticano giungendo al Livenza”. Testo riportati sul Monumento di sinistra:
“Qui nel 15 giugno 1918 la furia ceca del secolare nemico veniva infranta dalle Brigate Veneto e Caserta e dal 44° Artiglieria al fatidico grido - di qui non si passa – o tu che al Sacro Fiume vieni prostrati e prega per chi pugnò e cadde a gloria eterna della Patria unificata e redenta.”
Il Monumento centrale e dedicato alla VII Divisione Britannica e riporta i nomi dei singoli reparti impegnati.


Maserada sul Piave

I villaggi stabilmente abitati, da cui si sviluppò Maserada, dovettero esistere fin dai primi secoli dopo Cristo, nel tratto di pianura alluvionale compreso tra la via Postumia romana ed il fiume Piave.
Dal stretto rapporto con il Piave deriva anche il nome di Maserada: “maceries” ovvero estensione di agglomerati sassosi lasciati dalle inondazioni o , secondo altri, da “maceries-ata” che starebbe ad indicare degli innalzamenti sassosi costruiti dall’uomo.
La sua storia ed il suo territorio sono segnati dalle vicende legate a questo corso d'acqua ed alle antiche via Postumia che collegava Aquileia con Genova , tracciata dal console Spurio Postumio Albino nel 148 d.C., che attraversava il Piave in località “Passadon” a Maserada bassa e la Claudia Augusta Altinate, costruita dall’imperatore Tiberio Caludio nel 46 d.C., che partiva da Altino raggiungeva il Danubio ed incrociava la Postumia presso il confine tra Maserada e Vascon.
In epoca tardo imperiale, nel luogo in cui questa via incontra il Piave, nelle zone dove oggi si trovano villa Papadopoli-Rossi, va Ronchi e va Busnello dovettero sorgere dei villaggi dove milizie e viandanti trovavano ristoro alle fatiche delle lunghe marce, prima di attraversare il fiume.
La parte più fertile della campagna era coltivata dagli schiavi di qualche valoroso soldato premiato con la concessione di un podere. Spesso il passaggio degli eserciti portava saccheggi e distruzione.
Nel 1995, durante l'escavazione delle fondamenta per la costruzione di una abitazione civile nel centro di Maserada, sono stati rinvenuti monili di pasta vitrea appartenenti ad una fanciulla, di cui s'è recuperata parte del cranio ed i denti. Essi dimostrano, assieme a cocci di anfore ed embrici, la presenza di piccole comunità anche in epoca longobarda, nei secoli VI e VII d.C.
Dopo il Mille, trascorso un lungo periodo di abbandono delle attività agricole, i terreni aridi ed incolti, tormentati dalle piene dei fiume, furono interessati da intense opere di bonifica ad opera dei monaci e di gente indigena.
Nell'anno 1231 papa Gregorio IX enumera il "vicus de Maceriata" tra le cappelle di cui veniva dotata l'Abbazia di Sant'Eustachio di Nervesa. Era un villaggio di capanne rustiche e casupole di sassi col tetto di canne, ma dotato di una propria chiesa dedicata a San Giorgio, cavaliere e martire cristiano di origine orientale.
Nel 1318, nel 1407 e nel 1450 si ebbero delle disastrose alluvioni seguite da epidemie di peste bubbonica che decimò i villaggi tra il 1511 e il 1512. Nel 1344, i territori del trevigiano passarono alla repubblica di Venezia.


Il Museo della Grande Guerra di Maserada sul Piave

Presso il Palazzo Servizi Sociali "Don Romero" ha sede il Museo Civico nato nel 1986.
Inizialmente il museo si è occupato della creazione di una sezione naturalistica, curata dal Dott. Luigi Di Daniel, dedicata ai sassi del Piave; successivamente, allo scopo di ottenere anche una sezione zoologica, si acquista una collezione di circa 70 uccelli imbalsamati classificati dall'ornitologo Prof. Francesco Mezzavilla.
Nel 1996 è stata aperta una sezione dedicata ai reperti bellici rinvenuti nel territorio per dare uno spaccato realistico della vita al fronte e delle tecnologie belliche utilizzate dagli eserciti che qui si sono scontrati. La raccolta è stata curata dal collezionista Polo Piergiorgio che in virtù delle proprie conoscenze in materia, si è reso disponibile a fare da guida ai visitatori, scolaresche, ecc.
Le collezioni del Museo sono illustrate in una pubblicazione che vuole essere uno strumento di lettura delle varie fasi locali della "Grande Guerra". Gli oggetti dalla raccolta comunicano profondi messaggi legati alla memoria della realtà storica locale e non solo.
Le visite guidate riscuotono molto successo tra i bambini che rimangono molto colpiti dalle collezioni.


La Mostra storico fotografica

La mostra allestita, nella sede Municipale di Vazzola, offre ai visitatori due diverse dimensioni l’una dedicata ai documenti storico fotografici legati ai campi di battaglia della Grande Guerra e l’altra costituita da cimeli storici specifica sui bersaglieri.
La sezione dedicata alla Grande Guerra ospita la mostra realizzata dalla Provincia di Treviso che organizzata in pannelli alterna immagini a testi ripercorrendo il periodo bellico della prima guerra mondiale. La particolarità dell’esposizione sta nelle stesse foto che non forniscono immagini scontate di guerra, battaglie o comunque a carattere militare, ma ritraggono il singolare punto di vista dei civili vittime del conflitto offrendo momenti di riflessione.
La Sezione dedicata ai bersaglieri è realizzata con materiale proveniente direttamente dal Museo di Porta Pia in Roma, dalla Sezione A.N.B. di Padova e dalla collezione privata del Gen. Vezio Vicini.
La mostra si sviluppa in pannelli che in ordine cronologico raccontano la storia dei bersaglieri dalla loro nascita, con le immagini del fondatore, fino ai giorni nostri attraverso una sequenza di stampe raffiguranti le principali battaglie rimaste nel ricordo dei bersaglieri, e fotografie. Particolarmente interessante la sequenza delle divise, indossate da manichini, che ripropongono l’equipaggiamento dalla costituzione del corpo dei bersaglieri del 1836 fino a 1945.
All’interno della mostra è stato riservato uno spazio apposito alla Sezione A.N.B. di Vazzola con l’esposizione dei quadri di Sezione del 1956, anno di fondazione, e del 1996.

Nella foto: Il poster d'entrata alla Mostra storico fotografica




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Le Campagne



1848 Prima Guerra d’Indipendenza  
1856 Campagna di Crimea  
1859 Seconda Guerra d’Indipendenza  
1866 Terza Guerra d’Indipendenza  
1870 Breccia di Porta Pia  
1895 Campagna di Abissinia
1897 Battaglia di Candia
1900 Campagna di Cina
1912 Campagna di Libia
1915 Prima Guerra Mondiale  
1936 Campagna d’Etiopia
1937 Guerra di Spagna
1940 Seconda Guerra Mondiale  
1982 “Libano 1”
1982 “Libano 2”
1994 Somalia
1996 Bosnia
1997 Albania – Kosovo
2003 Irak
2004 Irak (Antica Babilonia 3)
2005 Irak (Antica Babilonia 8)
2006 Irak (Antica Babilonia 9)


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La Sezione di Vazzola



Il 22 dicembre 1955, presso l’Asilo infantile del paese nasce la Sezione Bersaglieri di Vazzola voluta caparbiamente da un gruppo di giovani e meno giovani Bersaglieri reduci delle due grandi guerre.
All’atto della costituzione si sottoscrivono 52 Bersaglieri provenienti oltre che da Vazzola anche dai comuni limitrofi di Mareno, Codognè, Fontanelle, S.Polo, Ormelle e Cimadolmo.

Il primo Consiglio Direttivo elegge a Presidente il Bers. Sperandio Amedeo (nella foto qui accanto), Vice Presidente il Bers. Brugnera Eugenio, Consiglieri Marcon Luigi, Modolo Paolo, Murador Aldo e Segretario Roma Giacobbe.
L’inaugurazione del 13 maggio 1956 si svolge secondo il seguente programma: ore 09.30 adunata in Piazza del Municipio per la sfilata davanti alle Autorità; ore 10.30 S. Messa al campo e benedizione del Gagliardetto; ore 11.30 deposizione di una corona sul Monumento ai gloriosi Caduti di tutte le guerre; ore 13.00 modesta colazione a tutte le Autorità convenute.
Si legge in un verbale di quel periodo: “Fu giornata memorabile, oltre la S.Messa nella chiesa parrocchiale ed al pranzo all’aperto presso la Trattoria da Abramo, la consegna e la benedizione del Labaro alla presenza delle Autorità, di una Compagnia di Bersaglieri in armi e della Fanfara dell’8° Rgt. Bersaglieri di Pordenone...”
Il battesimo di fuoco per la neonata Sezione si ha il 18 e 19 marzo del 1956 con la partecipazione al primo raduno, quello Nazionale di Trieste. La trasferta avviene in bicicletta fino a Conegliano poi in treno fino a Trieste.
Il 17 aprile 1972 si celebrò il 17° di fondazione della Sezione con la partecipazione della Fanfara di S.Donà di Piave e di un Picchetto Armato. Il manifesto realizzato per l’occasione invitava alla partecipazione con lo slogan “Manifestazione Bersaglieresca del Piave” che racchiude in se, allora come oggi, l’omaggio alla nostra terra e al Fiume che così tanto ad essa ha dato.
Il 17 gennaio 1976 succede alla presidenza della Sezione il Bers.Ten. Antonino Antoniazzi carica che ricopre tutt’oggi. Il 24 aprile del 1977 nella ricorrenza del 22° di costituzione viene organizzato un Raduno Interprovinciale con la partecipazione della Fanfara di Pordenone. Nell’anniversario viene realizzata una statuetta in lega metallica raffigurante un Bersagliere su basamento di marmo che sarà donata a tutti i collaboratori e sostenitori della manifestazione.
Il 7 giugno dello stesso anno la Sezione di Vazzola è scelta, fra le 22 della Marca Trevigiana, per l’inaugurazione del Monumento al Bersagliere ciclista Ottavio Bottecchia. La cerimonia si svolge mentre il giro d’Italia transita sulla strada antistante al Monumento.
Il 27 aprile 1980 ricorre il 25° di fondazione. Al Raduno organizzato per l’occasione, partecipano 59 Sezioni, le Fanfare di Padova e S.Donà ed un Picchetto Armato di Bersaglieri. La sfilata per le vie del centro non verrà arrestata dal violento acquazzone che imperverserà.
Il 15 giugno 1980 viene organizzata una gara ciclistica a cronometro individuale ed a squadre con la tradizionale bicicletta a ruote piene e rocchetto fisso dei Bersaglieri (carriola) alla quale partecipano 24 Bersaglieri della Provincia di Treviso.
Nel 1981 tutta la Sezione Bersaglieri di Vazzola partecipa e contribuisce attivamente all’organizzazione del XXIX° Raduno Nazionale Bersaglieri di Conegliano del 9/10/11 ottobre. Nell’occasione si svolge il I° Pellegrinaggio Cremisi al Piave. Una colonna di pullman con circa 3.000 partecipanti si reca all’isola dei Morti a Moriago ed all’Ossario di Nervesa della Battaglia.
(nel riquadro la locandina del pellegrinaggio al Piave)
Il 3 ottobre del 1984 la Sezione di Vazzola si unisce in gemellaggio con quella di Mestre (VE). Il 12 e 13 aprile 1986 in occasione del 150° anno di fondazione del Corpo dei Bersaglieri e nella ricorrenza del 30° anniversario di costituzione viene organizzato il I° Raduno Interregionale.

La domenica 13 aprile 1986 alzabandiera e partenza con le delegazioni Francese ed Americana e le alte Autorità locali per il II° Pellegrinaggio Cremisi al Piave. Una colonna di 26 pullman raggiunge prima l’Ossario di Fagarè, “dove i Labari delle Sezioni disposti lungo il colonnato parevano stringere in un silenzioso abbraccio tutti i Caduti,…” poi al Mulino della Sega, località dove ebbero il battesimo del fuoco i ragazzi del ’99. Il corteo giunge così ai Cippi Italiano, Francese ed Inglese di Salettuol dove tutti i Bersaglieri e non (circa 13.000) assistono alla rievocazione storica del guado del fiume Piave da parte del nostro esercito nel 1918.
Dalla cronaca del tempo: “…fuoco di fucileria, crepitio di mitragliatrici, fumogeni, tre aerei d’epoca italiani abbattono il pallone frenato di osservazione tedesco erano gli elementi dell’attacco simulato. Poi uno, due, trenta Bersaglieri scattano all’assalto, alcuni con le vecchie biciclette in spalla, saltano agili sulla passerella, uno cade,… viene raccolto, passano, si aprono a ventaglio, sostano, ripartono, si avvicinano all’altra sponda, il nemico tace e una cortina fumogena tricolore annuncia la vittoria”.
A Vazzola più tardi, la sfilata finale aperta dalla Banda di Mareno che accompagna i Sindaci con i Gonfaloni delle città e paesi vicini, quindi i Cavalieri di Vittorio Veneto, Ex internati, Combattenti e Reduci, Artiglieri, Alpini, Paracadutisti, Aeronautica, Crocerossine, Fanfara Militare, Medagliere Veneto A.N.B , il plotone Bersaglieri in divisa d’epoca 1915-1918, Fanfare e Bersaglieri a migliaia e due file di folla lungo tutto il percorso della sfilata che applaudono festanti.
L’eco della manifestazione è vasto: i quotidiani, Il Gazzettino, la Tribuna, L’Azione, Il Piave, Fiamma Cremisi, Fanfara Cremisi dedicano per diversi giorni molto spazio nei loro servizi così come le televisioni locali come Antenna 3 Veneto e quelle nazionali che trasmettono la notizia e le immagini al TG3, TG2 e TG1. Alla Manifestazione è dedicata la copertina del periodico nazionale associativo Fiamma Cremisi n. 353.
Lo Stato Maggiore dell’Esercito il 9 luglio ed il 4 novembre del 1986 trasmette, in onore al 150° anniversario di fondazione del Corpo dei Bersagliri, il filmato “I Bersaglieri” per la durata di circa 40 minuti nel quale vengono riproposti spezzoni dei raduni ritenuti più rappresentativi come Torino 1961, Roma 1970, Venezia 1974, Milano 1977, Bari 1984 e con grandissimo stupore Vazzola 1986.
Nel 1991 la Sezione A.N.B. di Vazzola vive un momento particolare della propria storia. A seguito dell’accordo Italo – Russo, del 23/04/1991, si rende possibile il recupero delle Salme dei nostri Caduti sepolti in Russia.
Il 16 aprile 1942 tre amici di Vazzola del 3° Rgt. Bersaglieri, dopo aver partecipato alla campagna Etiopica, partono alla volta del fronte Russo. Il 02 agosto del 1942 nella tragica battaglia di Serafimowitsch sul fiume Don, Aurelio Salvador cade colpito a morte, Lodovico Zanella uscito allo scoperto nel tentativo di soccorrere l’amico viene a suo volta travolto da una raffica d’arma automatica. I corpi vengono sepolti nel cimitero Italiano di Formichinsky rispettivamente alle tombe n. 61 e
Del terzo amico Luigi Casagrande non si ebbe più notizie e fu dichiarato disperso in guerra. Il 27 settembre 1991 giungono dalla Russia al Sacrario di Redipuglia i resti mortali di Ludovico Zanella e Aurelio Salvador dove ad attenderli c’erano Pietro Zanella e Gianni Salvador i figli degli eroici Bersaglieri.
Nel 1995 con la costituzione della Sezione di Vazzola venivano elette a Madrine della stessa, Maria Camatta vedova Salvador e Lucia Ceotto vedova Zanella e Vittoria Castagna vedova Casagrande. Il 17 novembre 1991 la Sezione Bersaglieri unitamente ai famigliari dei Caduti, all’Amministrazione Comunale, alle Autorità Civili, Militari e Religiose alle Associazioni d’arma e alla Cittadinanza tutta accolgono i loro eroici concittadini Bersaglieri: Medaglia di Bronzo Lodovico Zanella e Croce di Guerra Aurelio Salvador con una cerimonia pregna di forti emozioni.
Nel 1996 nella ricorrenza del 40° di Fondazione e in occasione dei 160 anni di fondazione del Corpo dei Bersaglieri la Sezione Bersaglieri di Vazzola organizza il 2° Raduno Interregionale portando a Vazzola i Bersaglieri del Nord Italia.
Due giorni ricchi di avvenimenti ed emozioni. La mostra inaugurata in Sala Tiepolo mette in rilievo con foto e reperti “la corsa” dei Bersaglieri impiegati sui vari fronti. Il sabato 4 maggio concerto delle Fanfara in Armi dell’11° Rgt. Bersaglieri in Orcenigo e della Fanfara di Pordenone.
La Domenica 5 maggio confluiscono in Vazzola i Bersaglieri delle regioni Friuli, Trentino A.A., Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Emilia Romagna e naturalmente del Veneto.

Il Raduno vede il suo apice con l’inaugurazione di un monumento (vedi foto nel riquadro) in onore di tutti i Caduti ed in ricordo, in particolare, dei Bers. Lodovico Zanella, Aurelio Salvador e Luigi Casagrande.
Il monumento, costituito da un blocco in roccia su cui spicca un bassorilievo in bronzo raffigurante l’ultimo assalto dei Bersaglieri in Russia, riporta questa dicitura “… e vi accarezzi il vento… piumetti strappati… bandiere gloriose… sopra le nude croci… vi porta voci lontane… voci di mamma e di sposa”.
Alla manifestazione parteciparono 94 Labari Sezionali oltre ai Medaglieri Regionali di Veneto, Lombardia, Emilia, Trentino e Friuli; 63 tra medaglieri, Bandiere e Labari delle altre Associazioni d’Arma; le pattuglie ciclistiche di Palmanova e della Marca Trivigiana, i Bersaglieri a Cavallo, squadrone fondato nel 1871 per combattere il brigantaggio, e 2.500 i Bersaglieri.
A conclusione un grande momento conviviale con 1.100 persone ospitate nel Centro Vicinalis di Visnà.

Nella foto: Il Monumento dei Bersaglieri di Vazzola



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W Il Bersagliere!

Le divise nel tempo

La prima uniforme


Crimea 1855


La Campagna di crimea


1863
Capitano dei Bersaglieri in grande uniforme


1864
Luogotenente in tenuta di marcia



Presa di Porta Pia 1870
Il sottufficiale dei Bersaglieri rappresentato a Roma nel 1870 porta per l'ultima volta la giacca lunga (gonnella) prevista per Ufficiali e sottufficiali. Oltre ai cordoni si evidenziano le ghette sovrascarpe di color chiaro che resteranno in uso per oltre 40 anni..


Africa 1885
Divisa da bersagliere nella prima campagna d'africa (Eritrea). L'uniforme, con un tono più chiaro di quello illustrato, detto bianco ghiaccio si presta maggiormente per il nuovo ambiente operativo. Si distingue da quelle risorgimentali per l'adozione di nuove buffetterie (giberne) per i fucili Vetterly e per il casco coloniale a calotta alta. Le ghette o sovrascarpe sono in tono. Il fucile qui rappresentato è il 91 introdotto successivamente. Completavano l'uniforme una coperta portata a tracolla e lo zainetto.


CINA
Rivolta dei Boxer 1900

Questa divisa, non dissimile da quelle delle campagna d'Africa (di tono più chiaro), è quella dipinta più sovente sui giornali dell'epoca. La partenza ebbe luogo in luglio e qualcuno ritenne che la Cina fosse un paese tropicale. Le condizioni climatiche seguirono il loro corso ed ebbero un altro andamento. Nella Cina settentrionale fu reintrodotta la divisa di panno scuro e in alcune foto compare sia il casco coloniale che il cappello piumato tradizionale. Altri indumenti dovettero essere aggiunti come in Crimea (di fortuna) per lenire i rigori di un inverno che nel nord della Cina non ha nulla da invidiare a quello siberiano


Ciclista
Prima fotografia di bersagliere ciclista. I pantaloni in campagna verranno sostituiti sempre da quelli chiari. Anche il cappello piumato viene ricoperto da una foderina chiara. Nell'arco di vent'anni questa divisa subirà due ulteriori passaggi. Prima al grigioverde poi alla divisa speciale dei reparti nella guerra 15/18. La bicicletta è già del tipo pieghevole e spalleggiabile. Il fucile mod. 91 è fissato da cinghie fra il piantone del sellino e quello del manubrio. Manca la sacca e il portabagagli col telo tenda. Anche i modelli di bicicletta si evolveranno rapidamente


Uniforme Grigio verde
Nel 1908 una riforma consistente porta nell'esercito una nuova divisa più consona ad un ambiente bellico Europeo, in particolare per le pianure e le alpi italiane. Tutta la buffetteria viene adeguata al nuovo colore come pure la foderina bianca per il cappello piumato. Dalla tavola pittorica si evince che, mentre il ciclista sfoggia i gambali di cuoio, gli altri due bersaglieri portano un tipo di calzatura (scarponcino leggero) che sarà sostituito dalle famigerate fasce gambiere. I gradi per ufficiali dal 1902 sono già passati dai ricami sulle maniche alle spalline in forma di stellette, per ritornare poi sulle maniche dopo il primo anno di guerra in forma ridotta.


Il Bersagliere trombettiere
Il Bersagliere trombettiere, nato al seguito della prima compagnia, serviva in tempo di pace ad avvisare la gente del sopraggiungere dei bersaglieri, i quali andavano di passo accelerato o di corsa. In guerra, suonava la carica negli assalti. Il trombettiere era la voce del comandante trasmettendone gli ordini, attraverso i segnali e sostituiva il tamburo adottato da sempre dalla normale fanteria.


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