Intestazione e fregio dei besaglieri
foto di sezione (Piazza di Vazzola)
Bersaglieri all'assalto di Porta Pia
Bersagliere in corsa con trombetta
Benvenuto - Welcome
 • La Sezione
 • L'Impegno
 • Il Comune
 • Il Territorio
 • Come raggiungerci
 • Raduni annuali
 • I nostri appuntamenti
 • Le Manifetazioni
 • Mezzi storici
 • La Mostra fotografica
 • Le ultimissime
 • La nascita del corpo
 • Le insegne
 • Simboli e luoghi
 • Le Campagne
 • La Sezione di Vazzola
 • La I Guerra Mondiale
 • La II Guerra Mondiale
 • La storia di chi ci scrive
www.comune.vazzola.tv.it
  www.bersaglieri.net

Ricerca una parola sulla pagina:

Porta il cursore all'interno della casella, digita la parola da ricercare, premi sul pulsante Cerca




La Sezione A.N.B. di Vazzola



Nella foto:Il quadro della fondazione della Sezione
- Anno 1956 -

.......................................

Il Consiglio Direttivo

(Triennio 2004-2006)

Presidente:
Antoniazzi Antonino

Vice Presidente:
Battistella Renzo

Consiglieri:
Brugnera Stefano, Castanger Grazianilo, Dalla Cia Mauro,
Polese Pietro, Salvador Rudi, Vicini Vezio,
Venturin Ales

Collegio Revisori:
Biancolin Fabio, Freschi Antonio, Grossi Luigi

Alfieri:
Modolo Paolo, Cescon Giovanni, Breda Lamberto

Il Labaro della Sezione




******






L'Impegno


La Sezione A.N.B. di Vazzola da sempre si ispira agli alti principi sanciti nello Statuto dell’Associazione Nazionale Bersaglieri all’art. 1:
• tener vivo nei Bersaglieri e propagandare l’amore per la Patria;
• custodire le tradizioni del Corpo e esaltarne lo spirito come stile e concezione di vita;
• rafforzare i vincoli di solidarietà e di cameratismo tra i Bersaglieri alle armi e quelli in congedo;
• sviluppare i rapporti di collaborazione con le altre Associazioni d’Arma e Combattentistiche
• assistere moralmente e materialmente i soci e le loro famiglie;
• promuovere l’elevazione spirituale, culturale e l’educazione fisico - sportiva dei soci;
è da sempre fa di questi principi le solide fondamenta su cui edificare la propria esistenza ed impostare la propria attività con la consapevolezza del doversi necessariamente confrontare con il trascorrere del tempo ed il mutare della società nella quale è inserita e con la quale vuole mantenere un costante rapporto senza incorrere nel rischio dell’anacronismo e della vetusta.
E’ in virtù di questo che la Sezione di Vazzola ha cercato in primis di rafforzare i rapporti con i propri iscritti attraverso una capillare informazione. Nel gennaio del 2000 viene realizzato il primo numero dell’”Informatore Cremisi” un bollettino associativo stampato in 150 copie che rappresenta una svolta rispetto alla tradizionale circolare.
Ha l’impostazione di un periodico che racconta attraverso degli articoli l’attività associativa arricchito da fotografie. Questo costante impegno è stato nel tempo premiato dall’aumento degli iscritti passato dagli originali 52 del 1956 agli attuali 115.
Da molti anni la Sezione di Vazzola propone, nel mese di maggio, un momento conviviale che va oltre alla tradizionale riunione di Sezione. E’ una cena a base di asparagi, altro prodotto tipico della nostra terra, che è diventato un appuntamento a cui partecipano le rappresentanze delle Sezioni della Provincia di Treviso e presenziano Autorità associative della Regione e Nazionali.
Incontro in cui si fondono mirabilmente il piacere della buona cucina con le più sincere tradizioni Bersaglieresche.
Fin dalla sua costituzione la Sezione Bersaglieri di Vazzola partecipa ai Raduni Nazionali e dal 1976 in modo ininterrotto. 10 anni fa scelta e la volontà di portare un proprio specifico contributo proponendosi, nella serata del sabato, con una tavolata di prodotti tipici locali gratuitamente offerti nella piazza principale al pubblico presente delle città ospitanti con l’intrattenimento di una o più Fanfare che oramai attendono e si propongono per questo appuntamento.
Nell’ambito dell’A.N.B. la Sezione di Vazzola cerca di contribuire con idee, ma anche con propri Bersaglieri tesserati eletti negli organi associativi provinciali, regionali e nazionali.
In ambito locale continua è la collaborazione con l’Amministrazione Comunale e con le altre realtà associative.

******






Il Comune


Prologo

Il Comune di Vazzola, insito nella "Marca Gioiosa et Amorosa" di Treviso è situato fra le città di Conegliano e Oderzo nella Sinistra Piave.
Questa zona è profondamente legata al suo fiume Piave

che nasce dal monte Peralba nelle Alpi Carniche e per 220 km attraversa il Cadore, ricevendo da destra il Boite e il Cordevole, e la Val Belluna per sboccare in pianura fra il Grappa e il Cesen e sfociare nel golfo di Venezia a nord-est del Lido di Jesolo.
Fin qui le note geografiche con le quali viene definito il fiume Piave.
E’ un corso d’acqua imprevedibile ed infido temuto dalle popolazioni rivierasche del tratto inferiore per le improvvise e devastanti esondazioni (l’ultima nel 1966). Considerato una utile via naturale usata dai “barcadori” e dai “zattieri” per rifornire Venezia.
Un fiume, quindi, come tanti altri senza alcun ruolo strategico fino alla prima Guerra Mondiale con lo sfondamento del fronte isontino nel tardo autunno del 1917 momento dal quale divenne l’ultimo baluardo della difesa italiana elevandosi a “fiume sacro alla patria”. Tre le battaglie, storicamente riportare, delle quali fu silenzioso testimone il Piave.

Nella foto: La Piave a Salettuol






La Battaglia d'arresto (10 novembre - 26 dicembre 1917)

Viene cosi indicata l’offensiva austro ungarica che si protrasse dal novembre al dicembre del 1917 con obbiettivo l’occupazione della pianura veneta; offensiva che non sortì effetto e che diede il via alla “Leggenda del Piave”.
Tra il 10 ed il 26 novembre 1917 le truppe italiane riuscivano a fermare le offensive sia sul Grappa che sul medio Piave all’altezza di Fagarè dove in località Molino della Sega, il 16 novembre i Ragazzi del ’99, all’ora diciottenni, ebbero il battesimo del fuoco ricevendo l’encomio solenne di Diaz che cosi ne parlo: “Li ho visti i ragazzi del ’99. andavano in prima linea cantando. Li ho visti ritornare in esigua schiera:cantavano ancora”. Tra il 4 ed il 26 dicembre del 1917, dopo una fase di riorganizzazione in entrambi i fronti che vide l’entrata in prima linea, dal lato italiano, delle forze alleate: i francesi sul Tomba-Monfenera e gli inglesi sul Montello e le Grave, gli austro – tedeschi si lanciarono in un secondo tentativo di sfondamento senza successo.
Scrive Krafft von Dellmensinger Generale tedesco: “...e il Grappa divenne il Monte Sacro degli italiani i quali, a buon diritto, possono andar fieri di averlo vittoriosamente difeso contro gli sforzi delle migliori truppe austro – ungariche e dei loco camerati tedeschi.”

Nella foto: Vazzola - La Chiesa prima della guerra






La Battaglia del Solstizio (15-23 giugno 1918)

L’offensiva austriaca riprese nel successivo mese di giugno in un quadro generale decisamente diverso. Dopo una manovra diversiva in Trentino, il 13 giungo, la vera offensiva partì il 15 preceduta da un devastante cannoneggiamento e l’uso del gas.
L’attacco sull’altopiano Tonale-Valcamonica fallì; cosi come quello sul Grappa. Più incisiva l’azione, invece, sul Piave dove gli austriaci riuscirono a passare sulla sponda destra a Musile, Zenzon e Meolo dove furono comunque fermati dalla determinazione degli italiani.
L’esito negativo dello scontro ricordato come “Battaglia del Solstizio” incise negativamente sul morale del soldato austriaco tanto che il ten. Fritz Weber, testimone della sconfitta, disse “per la prima volta avemmo la sensazione dell’inevitabile disastro finale”. In quei giorni non fù vinta solo una battaglia, ma di fatto fù vinta la guerra.




La Battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre - 4 novembre 1918)

Nella foto: Visnà, partenza dei profughi



L’italia preparava l’offensiva che prevedeva il maggior sforzo tra Pederobba e le Grave di Papadopoli dopo un’azione diversiva sul Grappa. Il 14 ottobre l’azione iniziò con l’assalto dal Grappa al monte Pallone con minimi successi.
Il 20 ottobre a causa di forti piogge autunnali il Piave si ingrossò velocemente costringendo lo Stato maggiore italiano a rinviare l’offensiva. Il 23 ottobre, calata la sera in un buio ancor più fitto per la nebbia scesa sul fiume davanti a Maserada, gli avamposti austriaci furono sopraffatti dai soldati inglesi sbucati quasi dal nulla. La VII Divisione Britannica del Ten. Gen. Lambert conte di Cavan, con una sortita fulminea, s’impadroniva della Grave di Papadopoli aprendo di fatto la terza battaglia del Piave.
I genieri italiani nonostante l’impeto del fiume riuscirono a gettare ben quattro passerelle consentendo il traghettamento di truppe e materiali sull’altra sponda per insediarvi una testa di ponte. Il 24 ottobre la X Armata italo-britannica di Cavan si attestava saldamente sulla riva sinistra tra San Michele e Tezze. Il 25 ottobre con il miglioramento del tempo e l’abbassamento delle acque del fiume la VIII Armata italiana dislocata tra Covolo e Nervesa iniziò l’attraversamento del Piave in quella che doveva essere l’operazione cardine dell’intera offensiva.
Il 26 ottobre le truppe scelte e gli Arditi si ammassarono dietro gli argini, i pontieri spinsero le barche a chiglia piatta in acqua e, vincendo la corrente ed il fuoco di sbarramento, raggiunsero la riva opposta. Gli arditi furono i primi a balzare a terra e si lanciarono contro le postazioni avverse che furono annientate.
Il 27 ottobre tre erano le teste di ponte su cui contare:L a nord tra San Vito e Bigolino, a centro tra Mosnigo e Falzè e sud tra Tezze e Cimadolmo. Nel pomeriggio l’azione decisiva con una manovra sul medio Piave che permise alle truppe italo-inglesi, in uno slancio sotto la pioggia, d’impadronirsi di Borgo Malanotte. L’entusiasmo dei soldati italiani era tale che avanzavano rovesciando ogni difesa o resistenza e la sera avevano conquistati i paesi di Cimadolmo, Stabiuzzo, Roncadelle e S.Polo di Piave.
Il 28 ottobre le divisioni italiano continuarono ad avanzare. In particolare San Vito cadde in mano francese e Valdobbiadene fù liberata dagli Alpini del btg. “Bassano”. A sud gli inglesi si spinsero fino al Monticano.


Nella foto: Tezze, rovine a Borgo di Mezzo


Il 29 ottobre terminava anche la battaglia del Grappa. Gli italiani occupavano Pedeguarda e Follina. Conegliano veniva liberata dalle brigate “Sassari” e Bisagno” Il 30 ottobre i bersaglieri ciclisti e squadroni di cavalleggeri del “Piacenza”, “Caserta” e “Firenze” entrarono a Vittorio senza incontrare resistenza. Nel pomeriggio vennero liberate Oderzo e Motta dai bersaglieri della divisione “Fara”.
Il 1 novembre gli italiani giungono al Tagliamento. Il 2 novembre viene liberata Udine. Il 3 novembre gli Italiani entrano a Trento, i bersaglieri sbarcano a Trieste accolti dal tripudio della folla che si era accalcata sul molo. I 4 novembre alle ore 15 entra in vigore l’Armistizio. La Grande Guerra è finita. Le perdita nella popolazione civile per denutrizione e cause belliche ammonteranno a circa 100.000 unità a cui vanno aggiunti circa 400.000 decessi provocati dalla “febbre spagnola” tra il 1918 e il 1919. Il 4 novembre del 1921 davanti ad un mare di folla commossa, viene deposta la salma del Milite Ignoto all’Altare della Patria. E’ l’epilogo di uno dei momenti più dolorosi della storia d’Italia.




La leggenda del Piave

Il Piave mormorava
calmo e placido, al passaggio
dei primi fanti il 24 maggio:
l’esercito marciava
per raggiungere la frontiera,
per far contro il nemico una barriera.

Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava andare avanti!
S’udivana intanto, dalle amate sponde,
sommesso e lieve il mormorio de l’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero,
il Piave mormorò: Non passa lo straniero!

Ma in una notte trista
Si parlò d’un fosco evento
E il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha vista
Venir giù, lasciar il tetto,
poi che il nemico irruppe a Caporetto!

Profughi ovunque! Dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suo ponti.
S’udiva allor dalle violate sponde,
sommesso e triste il mormorar dell’onde.
Come un singhiozzo, in quell’autunno nero,
il Piave mormorò: Ritorna lo straniero!.

E ritorno il nemico:
per l’orgoglio e per la fame
volea sfogar tutte le sue brame.
Vedeva il piano aprico
di lassù; voleva ancora
Sfamarsi, e tripudiare come allora!

No! Disse il Piave. No! Dissero i fanti.
Mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde!
E, come i fanti, conbattevan le onde.
Rosso di sangue del nemico altero,
il Piave comandò: indietro và straniero!

- Gioviano Gaeta -


Il Vittoriano, Roma




******






Il Territorio


Il Comune di Vazzola comprende le frazioni di Vazzola, Visnà e Tezze con una popolazione pari a 6395 abitanti. Si estende su un terreno pianeggiante di Kmq 26,03 ad un’altitudine che varia da 21 ai 44 m. s.l.m. e fa parte dell'ampia zona sud-orientale dell'Agro Coneglianese della fascia dei Comuni della Sinistra Piave. Confina con i Comuni di Mareno di Piave, Codognè, Fontanelle e San Polo di Piave.

Nella foto: Il Municipio di Vazzola


Il Comune è interessato dal passaggio del Monticano, fiume a carattere torrentizio, affluente del Livenza; nel Monticano confluisce il fiume Favero che assume carattere perenne a Visnà grazie all'arricchimento d'acqua di risorgive di cui il sottosuolo è ricco. Interessato da una vasta rete di vie di comunicazione di grande rilievo, il Comune fa parte dell'area n. 3 della zona Pedemontana; si trova a Nord delle risorgive ed è classificato ad alta vulnerabilità ambientale per la tutela delle risorse idriche specialmente lungo le fasce attigue al Monticano, al Favero e al torrente Gleba.

Cenni storici

La storia di Vazzola inizia nel XI secolo quando Ottone III la dona, nel 994, al Vescovo di Ceneda con tutti i territori dal Piave al Livenza e dalla Piavesella al Monticano. Dopo il 1000, per le concessioni degli imperatori si formeranno le contee, i feudi, i caminati e si affermeranno le famiglie dei Caminesi. Nel 1138 Vazzola sembra appartenere ai Collalto con il feudatario tal Curzius Dalla Vazzola.
Fu successivamente donata ai Caminesi e questi stabilirono qui la loro dimora. Come cita il Bonifacio essi eressero un castello con torri e mura merlate sulle rive del fiume Favero, ove esiste tuttora un palazzo a base quadrata. Le torri resistettero fino al saccheggio degli Ungari.
Seguirono tempi pacifici, segnati dal transito di pellegrini e viandanti che sostavano nelle zone di posta (mutatio), una delle quali esiste ancora a Tezze in Borgo Malanotte. Degni di particolare attenzione e catalogati nell'Atlante Regionale risultano gli antichi Borghi: Malanotte, Bellussi, Zanette e i centri di Vazzola e Tezze. Nel 1339 Conegliano si da alla Repubblica Veneta e viene ceduta insieme anche Vazzola che vi rimane fino alla caduta della Repubblica stessa (1797).

Nella foto: Il Monumento ai caduti di Vazzola


In epoche diverse molti casati influenti ricchi di possedimenti (gastaldie), posero nei territori del Comune di Vazzola la loro dimora. Tra i casati più in vista ricordiamo ancora: i da Camino, i Mocenigo, gli Spineda, i Malanotte di Caldes, i Ghetta, i Rigetti, i Tiepolo. I loro palazzi, tutti risalenti all'incirca all'epoca seicentesca, sono tuttora esistenti e uno di questi, Palazzo Tiepolo, e ora adibito a sede Municipale.
Passarono in queste dimore nobili uomini come il conte Giulio Vidal, condottiero della Repubblica, morto a Vazzola nel 1548 e sepolto nella chiesa parrocchiale.
Dopo la caduta della Serenissima nel 1797 i territori di Vazzola rimasero sotto la dominazione degli austriaci fino al 1805 e fino al 1814 furono occupati da Napoleone I.
Durante questo periodo prendono il sopravvento sui nobili veneziani, e le loro residenze estive, nuovi proprietari direttamente legati e interessati alle campagne come: i Papadopoli, gli Ancillotto, i Collalto e a Tezze gli Zacchi che fecero rifiorire le terre e restaurare palazzi, case rurali e coloniche.
Tuttavia il continuo passaggio di eserciti durante le campagne napoleoniche, dopo 450 anni di pace assicurata dalla Serenissima, provocò memorabili saccheggi e devastazioni. Nel 1796 le terre da Conegliano a San Polo, Tezze e Vazzola comprese, furono trasformate in un immenso accampamento di soldati croati, ungheresi, boemi, ussari, cosacchi. Ce ne danno notizia i cronisti dell'epoca Graziani e Maschietto.
Con la costituzione del regime italico (1806), nella nuova ripartizione amministrativa il Comune venne composto con le frazioni di Vazzola, Visnà e Tezze. Seguirono scontri cruenti contro gli invasori austriaci, dove si distinse il Com. Generale Angelo Menegaldo di Tezze, amico e compagno di lotta di Manin. Ceduto il Veneto all'Italia, nel 1866, anche il Comune di Vazzola inizia la sua rinascita.
La vita riprese fino al nuovo disastro rappresentato dalla Prima Guerra Mondiale. Durante questo periodo, Borgo Malanotte diventò avamposto austro-ungarico. La trincea tuttora esistente in loco ne è una conferma. Le battaglie estenuanti si estesero fino alle Grave di Papadopoli, lungo il Piave e i territori limitrofi, compreso quelli del Comune di Vazzola.
Solo nell'ottobre del 1918 i Corpi italiani della X^ armata e il XIV° Corpo Britannico riportarono grandi vittorie sugli avversari liberando, di fatto, questi territori fino alla completa rivincita conclusasi a Vittorio Veneto.
Le perdite furono rilevanti tanto che nel 1920 gli Inglesi raccolsero le salme dei loro caduti in queste zone. Il cimitero di guerra denominato "British Cemetery" si trova tuttora a Tezze dove sono sepolti 365 Inglesi.. Il Comune di Vazzola, dopo grandi sofferenze e perdite subite nella seconda Guerra Mondiale, iniziò una lenta ma progressiva ripresa in tutti i territori devastati.

Le Frazioni

font Nella foto: La Chiesa di Tezze


Tezze conserva ancora, in certe zone, qualche aspetto che ricorda la passata centuriazione romana. Nel 49 a.C. Giulio Cesare procede alla suddivisione del territorio a nord di Oderzo, in un appoderamento a forma quadrangolare (710x710) che comprende anche Tezze.
Tezze viene citata nell'Itinerario Antoniano già nel IV sec. d.C. ma bisogna giungere al 1558 per leggere il nome di "Le Tezze" in una mappa di Cristoforo Sabbaduio e nel 1583 in un'altra carta del Pinarello. Tezze deriva presumibilmente dal toponimo "attegiae" e poi "tiede" con significato di fienile, tettoia, barchessa, luogo di ricovero attrezzi o posteggio cavalli. Un'antica posta è tuttora esistente in Borgo Malanotte.
I primi agglomerati di case sorsero probabilmente lungo il tratto della romana via Opitergium Tridentum, costruita intorno al 15 a.C. ricalcando forse un itinerario paleoveneto che collegava Oderzo a Trento, denominato nell'ottocento "Strada della Colonna". La Tridentina incrociava l'Ungheresca: importantissima via di comunicazione verso il nord Europa e anticamente pista di mercanti paleoveneti dediti al commercio del sale e dell'ambra dal Baltico al Guado di Lovadina.
Questo era il passo del Piave più usato da trafficanti paleoveneti, predoni barbari, fazioni armate medioevali, allevatori tra cui quelli dei "cavalli di razza Piave".
La Tridentina incrociava successivamente la Postumia, costituendo un'importante rete di comunicazione viario - militare imperiale (Regio Venezia e Histria), usatissima per traffici commerciali tardo romani e veneziani. Da ciò si desume che Tezze sia sempre stata interessata e coinvolta in una vita molto attiva.
Ai primi agglomerati si aggiunsero altri borghi come: Canareggio, Pini, Zanette, Cristo, Bellussi, Tonini, Malta, Ruinazzi, Gorgazzi. Tezze subì successivamente la calata delle orde barbariche come quella degli Unni (451d.C.) giunti lungo la via Claudia Augusta Altinate, dei Longonbardi (641 d.C.), degli Ungari che devastarono i Territori di Vazzola e costrinsero le popolazioni a fuggire verso la laguna.
Nei secoli XI e XIV Tezze partecipò alle principali vicende della Marca Trevigiana in tutti gli aspetti della vita medioevale e poi della vita della serenissima, negli ultimi anni Tezze fu coinvolta nei conflitti mondali; il primo in particolare si estese anche alle terre dove la gente fuimpegnata in strenui combattimenti lungo i territori del Piave. Di ciò rimane una tangibile traccia nel cimitero degli Inglesi.

Nella foto: La Chiesa di Visnà


Visnà significa "Vicinia" o "Vicus" che nella lingua francese corrisponde alla voce "Visinà o Visnà" e nella lingua latina alla voce "Vicinalis" che significa "giurisdizione di una città o di un borgo".
Anticamente Visnà formava parte del settimo centenario uno degli otto in cui era diviso il territorio di Conegliano all'interno del quale si facevano gli estimi e i compatici e si riscuotevano le tasse.
Il settimo centenario comprendeva la Villa e la Regola di Visnà con Vazzola e territori limitrofi. La regola era un villaggio o anche un castello dove veniva eletto il Meriga che esercitava la funzione di capo di ogni villa che dipendeva a sua volta dal Podestà del Comitato.
Nel 1279 nel libro quinto degli Statuti della Comunità di Treviso si nomina la villa di Visnà. Negli estimi dell'anno 1518 del territorio di Conegliano Visnà e La Vazzola restano comprese nella Comunità di Conegliano.

Di pregio artistico

Esistono ancora, nel Comune di Vazzola, edifici di pregio artistico ed architettonico tra questi molti palazzi di antica nobiltà, le chiese, un oratorio, una colonna romana, molti capitelli.
Palazzo Tiepolo, utilizzato come Sede Municipale, risale al 1600 e si trova in Piazza Vittorio Emanuele II. Conserva originale una parte dell’ala sinistra con il portone e le sovrastanti trifore. All’interno, nell’attuale Sala Consigliare, si possono ammirare splendidi affreschi attribuiti a Gerolamo Pellegrini, raffiguranti scene della mitologia greco romana che sembrano risalire alla fine del secolo XVIII.
In Piazza Vittorio Emanuele II si trova anche Villa Ghetta ora Berna esempio di palazzo veneto con poggioli seicenteschi, frontone con cornice dentellata, foro centrale a tre pigne. In Via San Francesco troviamo Palazzo Rigetti contraddistinto dallo stemma di famiglia.
A Tezze si può ammirare Palazzo Concini - Malanotte ora Rossi De Rubeis con annesso oratorio del 1600. Il Palazzo è di costruzione settecentesca con timpano coronato di vasi ornamentali trifore ed archi. Annessi alla Villa conservano la loro bellezza gli insediamenti abitativi del Borgo, sorti in fasi successive e costituiti da tre schiere di case. Sono edifici di grande interesse storico e architettonico. Tutto il Borgo è sotto vincolo di tutela della Soprintendenza per i beni Artistici e Architettonici del Veneto.
Di fronte si erge la Colonna romana con statua acefala in cima che dovrebbe provenire dall’isola greca di Paros, provincia romana (129 d.c.). Ritrovata nel 1772 fù situata in quel luogo da Pietro Malanotti con iscrizione in epigrafe latina alla base con notizie sul ritrovamento.
Sempre a Tezze di grande valore storico il cimitero inglese che raccoglie i caduti inglesi del XIV^ Armata (1920). Ricordiamo infine, per la sua forma architettonica tipicamente veneta, casa fossa, ora De Nardo, a Visnà.

Gastronomia

La gastronomia è legata alla storia dei nostri territori che ci riporta alla più; genuine tradizioni contadine povere, umili ma al tempo stesso ricche di sapori.
Stretto è il legame che unisce alla Marca Trevigiana la storia di Venezia. I cibi sono conseguentemente molto vari per gli intrecci e gli scambi con realtà; di mare, pianura e montagna.

Sulle tavole si possono trovare piatti semplici come zuppe, minestre e risotti ma anche piatti più complessi come:la sopa coada, i risi e bisi, la pasta e fasioi, il riso in sbiraglia, i bigoi in salsa, la poenta e osei, la poenta e figadei, le sardee in saor, gli spiedi misti; il tutto accompagnato dalle verdure locali come le patate, i piselli le rape, il radicchio, (in particolare il tardivo di Treviso), e gli asparagi (in particolare l'asparago bianco del Piave) e arricchito da dolci come la pinza, le fritoe e i crostoi.
I cibi sono accompagnati da prelibati vini bianchi e rossi delle nostre zone tra i quali spicca il Raboso Piave al quale dedichiamo qualche riga in più.

Il Raboso Piave (nella foto)

è un vino di antichissima origine, prodotto da uno dei rari vitigni presenti nel Nord-Est d’Italia prima dell’avvento di Roma.
Lo conferma Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, affermando che in quest’area si produceva allora il "Picina omnium nigerrima", un vino il cui colore è più nero della pece, antenato quindi, oltre che del Raboso, anche del Terrano, del Refosco e del Friularo.
Esso porta a pieno titolo il nome di “Piave”, sia per origini storiche che per una presenza rimasta costante nel corso dei secoli nella terra bagnata dalle acque del fiume sacro agli eroi della prima guerra mondiale. La sua coltivazione si estende storicamente a ridosso del fiume Piave per tutta la pianura trevigiana, da Conegliano a Vazzola, fino a Oderzo, Motta di Livenza e San Donà di Piave.
Ha sapore secco, austero, sapido, lievemente acidulo, pienamente appagante è uno dei grandi vini rossi italiani, ottimo con la cacciagione di pelo e di piuma, le carni rosse e i formaggi molto invecchiati. è un eccellente vino da meditazione.

Realtà economica e produzione tipica

Il Comune di Vazzola mantiene un forte carattere agricolo ed è notevolmente caratterizzato da una prevalente vocazione viticola. Il territorio rientra interamente nella D.O.C. Piave e regala pregiati vini bianchi, ma soprattutto rossi quali: il Cabernet (Carmenere), il Merlot e il già citato Raboso Piave vitigno autoctono.
Vazzola ha, inoltre, esportato in tutto il mondo la famosa e benemerita "Bellussera" originale e peculiare forma di allevamento della vite ideata tra il 1850 e il 1900 dai fratelli Bellussi insieme al rimedio contro la peronospera.
Grande vanto rappresenta per questa terra la centenaria produzione della grappa. Una lunga tradizione che va dalla grappa fatta in casa, distillata goccia a goccia con la “caliera” (alambicco) vista più come una medicina che come un piacere da gustare; per giungere ai nostri giorni con la più grande distilleria del Nord Italia (Distilleria Acquavite spa di Visnà) considerata la punta tecnologica più avanzata di questo settore grazie a moderne tecnologie, progettata da giovani ricercatori e da esperti maestri distillatori.
Grazie a tutto questo Vazzola oggi è una delle più ricche ed illustri "Città del Vino" con oltre 1200 ha a superficie vitata, 2 cantine sociali, e molte altre moderne grandi cantine.
Le imprese artigianali e industriali sono circa 500, di cui 200 manifatturiere (dedite soprattutto alla trasformazione dei metalli, alla meccanica di precisione e alla fabbricazione di tappeti di cocco nonchè alla produzione di elementi per l’industria del mobile) e occupano complessivamente 2.700 addetti.
Di rilievo anche il settore che si occupa della trasformazione dei prodotti alimentari. A Vazzola, infine, si contano circa 60 attività commerciali di vendita al minuto.



******






Come raggiungerci


Come arrivare a Vazzola:
Autostrada A27 Venezia - Belluno, uscita casello di Conegliano, dirigersi verso Oderzo per 5 Km., alla rotonda di Cimetta di Codognè girare a destra e percorsi 4 km. siete arrivati.

  Cartina d'Italia   Cartina di Vazzola


_______________________________________




******




www.bersaglieridivazzola.it
______________________________________________________________
:: Copyright © 2008 Bersaglieri di Vazzola. All rights reserved ::
:: Best viewed in IE5+ 1024x768 32bit colors ::


W Il Bersagliere!

Vecchie cartoline

Clicca sulle foto per ingrandirle


La Chiesa


La Piazza


Saluti da Visnà


Un ricordo da Vazzola